Test Preseason 2026/2027: misurare oggi per costruire gli atleti di domani
Nel settore giovanile si parla continuamente di talento. Molto meno spesso si parla di misurazione, programmazione, prevenzione e monitoraggio.
Per FBF le due cose, invece, devono procedere insieme.
La stagione 2026/2027 è iniziata con una scelta precisa: portare direttamente sul parquet una vera batteria di test funzionali e prestativi, trasformando i primi giorni di lavoro in un punto di partenza oggettivo per conoscere meglio ogni atleta.
Non una selezione. Non una classifica tra ragazzi. Non un modo per stabilire chi sia “forte” e chi non lo sia.
Lo scopo è completamente diverso: capire da dove parte ciascun giovane atleta per sapere meglio come farlo crescere.
È il principio su cui stiamo costruendo il nostro Basket Lab: valutare, monitorare, migliorare.
Il dato prima della sensazione
Un allenatore esperto vede molto. Un preparatore atletico vede molto. Un fisioterapista vede molto.
Ma l’occhio, da solo, non basta.
Due ragazzi della stessa annata possono avere altezza, peso, maturazione biologica, forza, coordinazione, mobilità e capacità di produrre potenza completamente differenti. Durante l’adolescenza queste differenze possono diventare ancora più evidenti perché crescita e maturazione non avvengono con gli stessi tempi in tutti gli atleti.
Per questo nel nostro progetto il dato non sostituisce l’esperienza dello staff: la completa.
Le principali linee guida internazionali sullo sviluppo atletico giovanile insistono proprio su questo punto: bambini e adolescenti non sono adulti in miniatura e la programmazione deve tenere conto della natura individuale e non lineare della crescita. Valutazioni e strumenti di monitoraggio diventano quindi parte di una strategia di sviluppo a lungo termine, non semplici test occasionali.
Che cosa abbiamo valutato
La batteria preseason FBF ha integrato dati antropometrici, test di forza e salto, valutazioni posturali, osservazione funzionale e videoanalisi.
Il primo livello riguarda il profilo antropometrico. Altezza e peso vengono raccolti non per attribuire un giudizio al ragazzo, ma per creare una fotografia iniziale della sua crescita. In età giovanile questi valori acquistano realmente significato quando vengono osservati longitudinalmente: ciò che interessa non è soltanto quanto un atleta misura oggi, ma come sta cambiando nel corso dei mesi e degli anni.
La collaborazione con il Dott. Andrea Calò, dietista, ci permette inoltre di inserire questi dati dentro un quadro più ampio di sviluppo fisico, alimentazione e monitoraggio.
Il secondo livello riguarda la capacità neuromuscolare.
Nei test di salto effettuati sul parquet, la tecnologia permette di andare molto oltre il semplice “quanto salta il ragazzo”. Una prova può restituire contemporaneamente altezza del salto, tempo di volo, velocità di stacco, forza prodotta, forza relativa al peso corporeo, picco di potenza e rapidità con cui quella forza viene sviluppata.
È una differenza enorme.
Due atleti possono raggiungere quasi la stessa altezza di salto utilizzando strategie motorie differenti. Uno può produrre forza rapidamente, un altro necessitare di più tempo; uno può essere molto potente rispetto al proprio peso corporeo, un altro avere margini di miglioramento importanti nella fase di spinta.
Le pedane di forza permettono proprio di leggere la prestazione attraverso la curva forza-tempo e sono oggi strumenti utilizzati nella sport science per descrivere e monitorare la funzione neuromuscolare degli arti inferiori. La letteratura sottolinea però anche un principio fondamentale: perché il dato sia veramente utile servono protocolli standardizzati e confronti effettuati nel tempo sullo stesso atleta.
Ed è esattamente qui che il test smette di essere una fotografia e diventa programmazione.
Postura: osservare, misurare, confrontare
Un’altra area della valutazione ha riguardato il profilo posturale attraverso PostureScreen.
Il sistema utilizza immagini e punti di riferimento corporei per documentare allineamenti, spostamenti e alcuni parametri posturali, producendo report digitali che possono essere successivamente confrontati.
Questo aspetto è particolarmente interessante nei giovani perché il corpo cambia rapidamente.
Una valutazione effettuata a settembre può essere confrontata con quella eseguita mesi dopo per capire se determinati schemi stanno evolvendo, se il lavoro proposto sta producendo modificazioni e se sia necessario approfondire alcuni aspetti con il fisioterapista.
Va chiarito un punto importante: un’alterazione posturale osservata in uno screening non equivale automaticamente a una patologia e non permette da sola di prevedere un infortunio. Lo screening serve a raccogliere informazioni oggettive e a indirizzare, quando necessario, una successiva valutazione professionale.
È questa la differenza tra utilizzare la tecnologia seriamente e utilizzarla soltanto per produrre un report colorato.
Un ecosistema tecnologico, non un singolo test
I test preseason non sono un episodio isolato.
Si inseriscono nell’ecosistema FBF Basket Lab, sviluppato insieme a Kinesia Fisioterapia & Sport di San Marzano, nel quale valutazione, prevenzione, preparazione fisica e rientro in campo devono comunicare tra loro.
Kinesia utilizza sistemi TecnoBody per lo studio dell’equilibrio, della postura, del cammino, della corsa e della performance. Il nostro progetto Basket Lab integra strumenti come Walker View Performance 3.0, ProKin 212N e IsoLift, oltre agli strumenti di valutazione funzionale utilizzati direttamente sul parquet.
WalkerView permette di analizzare appoggi, distribuzione dei carichi e postura dinamica durante cammino e corsa attraverso un tapis roulant sensorizzato e una telecamera 3D.
ProKin permette invece di lavorare sull’equilibrio e sulla propriocezione, cioè sulla capacità dell’atleta di controllare il proprio corpo e percepire la posizione articolare.
IsoLift integra piattaforma di forza e motion analysis e consente valutazioni relative a equilibrio, postura, forza e movimento. Le caratteristiche tecniche pubblicate per il sistema prevedono proprio l’utilizzo combinato di telecamera 3D e piattaforma di forza.
Il punto, però, non è possedere una macchina.
Il punto è sapere cosa farne.
Dal report all’allenamento
Un test ha valore soltanto se modifica il lavoro successivo.
Se individuiamo un deficit nella capacità di produrre forza rapidamente, quell’informazione deve arrivare al preparatore.
Se osserviamo una difficoltà nel controllo dell’atterraggio o nella stabilità, deve diventare un elemento del lavoro preventivo.
Se il ragazzo sta attraversando una fase di rapida crescita, carichi e richieste possono essere adattati.
Se emergono elementi che meritano un approfondimento fisioterapico, il passaggio deve essere immediato.
E quando torniamo a testare l’atleta, dobbiamo poter rispondere a una domanda molto semplice: il lavoro che abbiamo fatto ha prodotto l’effetto che cercavamo?
Questa è la vera cultura del dato.
Non raccogliere numeri.
Prendere decisioni migliori.
Nel basket giovanile questa attenzione conta ancora di più
Il basket è uno sport fatto di accelerazioni, frenate, cambi di direzione, contatti, salti e atterraggi ripetuti.
La capacità di produrre e assorbire forza, controllare il corpo e ripetere azioni intense è quindi centrale già nel percorso giovanile. Una revisione scientifica specifica sul basket giovanile evidenzia come forza, potenza neuromuscolare, velocità multidirezionale e capacità di recupero siano componenti importanti della prestazione e come l’allenamento debba essere adattato all’età e allo sviluppo dell’atleta.
Questo significa che la preparazione fisica di un ragazzo non può essere la semplice copia ridotta di quella di un senior.
Serve un percorso.
Coordinazione prima del carico. Controllo prima della quantità. Qualità del movimento prima della ricerca indiscriminata della prestazione.
E soprattutto serve tempo.
FBF vuole lavorare proprio su questo tempo lungo.
Il nostro vantaggio non è il test. È poterlo ripetere.
Fare una giornata di valutazioni e archiviare i risultati avrebbe un’utilità limitata.
La vera forza del progetto nasce dalla possibilità di costruire una storia dell’atleta.
Preseason. Controlli intermedi. Confronto dei dati. Aggiornamento dei programmi. Nuova valutazione.
Un ragazzo di tredici, quattordici o quindici anni può trasformarsi fisicamente in pochi mesi. Per questo il valore maggiore non è confrontarlo con il compagno, ma confrontarlo con se stesso nel tempo.
Il suo dato di settembre diventa il suo punto zero.
Da quel momento possiamo iniziare a leggere una traiettoria.
Una squadra multidisciplinare intorno al ragazzo
Questo lavoro è stato possibile grazie alla collaborazione di professionalità differenti.
Il Dott. Antonio Camassa, fisioterapista, il Prof. Mino Taurisano e il Prof. Arcangelo Manograsso hanno curato le valutazioni fisioterapiche, posturali, funzionali e di forza.
Il Dott. Andrea Calò, dietista, ha raccolto i dati antropometrici che accompagneranno il monitoraggio della crescita durante la stagione.
Allenatori, preparatori, fisioterapisti e professionisti dell’alimentazione partono quindi dagli stessi dati e possono dialogare sullo stesso atleta.
È questo, ancora una volta, il punto decisivo.
Non compartimenti separati.
Un unico percorso di sviluppo.
Un livello di lavoro che non deve essere riservato ai professionisti
Tecnologie di questo tipo sono normalmente associate a centri di performance, riabilitazione avanzata e sport di alto livello.
FBF ha scelto di portarle dentro il proprio settore giovanile.
Non perché un ragazzo debba essere trattato come un professionista adulto, ma per il motivo opposto: perché un giovane in crescita merita ancora più attenzione.
Il nostro obiettivo non è anticipare esasperatamente la prestazione. È accompagnarla.
Vogliamo conoscere meglio i nostri ragazzi, programmare in maniera più precisa, ridurre il lavoro casuale e costruire progressivamente atleti più forti, coordinati e consapevoli.
Questo livello di integrazione tra campo, preparazione fisica, fisioterapia, valutazione tecnologica e monitoraggio non rappresenta ancora la normalità nel basket giovanile.
Per FBF deve diventarlo.
Il talento non si misura con un numero. Ma i numeri possono aiutarci a proteggerlo.
Nessuna pedana potrà dirci fino a dove arriverà un ragazzo.
Nessun software potrà misurare completamente la sua determinazione, la capacità di stare in squadra, la creatività o la passione per la pallacanestro.
E nessun test sostituirà mai il lavoro quotidiano dell’allenatore.
Ma la tecnologia può aiutarci a conoscere meglio il corpo che quel talento dovrà utilizzare ogni giorno.
Può aiutarci a programmare.
Può aiutarci a correggere.
Può aiutarci a capire se stiamo migliorando.
Ed è esattamente questa la direzione che FBF ha scelto.
Valutare. Monitorare. Migliorare.
Non per trasformare i ragazzi in numeri.
Per dare a ogni ragazzo un percorso costruito meglio.
FBF – Dove crescono i sogni e i talenti.
